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La politica italiana è morta. Raccogliamo idee e forze per farla rinascere con un partito nuovo.


Diario


30 giugno 2007

Quanto ci mettono gli imprenditori a finire in carcere?

Oggi un altro operaio è morto sul lavoro a Napoli, cadendo dal tetto del capannone che stava riparando in seguito al cedimento di una tegola. Se le norme di sicurezza fossero state rispettate la vittima, che lavorava in nero, non sarebbe morta. Il datore di lavoro si è subito giustificato dicendo che l'operaio era al suo primo giorno di lavoro e che il contratto sarebbe stato presto registrato.

Per evitare il ripetersi continuo di casi come questo, la responsabilità delle morti legate al mancato rispetto delle norme di sicurezza nel cantiere dovrebbe ricadere sull'imprenditore, che sarebbe così incentivato a garantire la sicurezza dei suoi operai. In casi come questo dovrebbe scattare subito l'omicidio colposo, il mancato rispetto delle norme di sicurezza dovrebbe essere considerato circostanza aggravante e dovrebbe annullare qualsiasi eventuale attenuante, la ditta dovrebbe essere chiusa d'ufficio per almeno un anno e l'imprenditore dovrebbe finire immediatamente in carcere, senza la possibilità di arresti domiciliari, o affidato ai servizi sociali.

Vedi:
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2007-06-29_12972615.html


29 giugno 2007

Un altro innocente è morto.

Un altro operaio è morto in questo paese. L'ennesima vittima innocente che va ad incrementare una specie di bollettino di guerra (la media dell'anno scorso era di circa 4 morti al giorno sul lavoro).

La politica deve fare qualcosa per ridurre l'incidenza di queste tragedie, qualcosa di molto serio. Chi dirige un paese non può limitarsi a parlare, ad esprimere il proprio dispiacere, a fare vaghe promesse circa il fatto che in futuro, prima o poi, farà qualcosa.

Non sempre è facile prevenire gli incidenti, è vero, ma quello che si è verificato oggi poteva benissimo essere evitato: un operaio è stato investito e ucciso da un tir che stava imboccando a una velocità eccessiva l'autostrada, si tratta dunque di un fenomeno tutto sommato facile da controllare.

Come? Semplice:

  • Con il potenziamento, che per fortuna è stato già pianificato dal governo, del sistema tutor per il controllo automatico della velocità media dei veicoli. Potenziamento che dev'essere affiancato dalla revoca automatica della patente C per i camionisti che superano il limite di almeno 20 km/h, il cui mezzo è troppo pericoloso, se lanciato a velocità folli, e può facilmente causare delle stragi.
  • Inserendo nel software che calcola il costo del tragitto ai caselli autostradali anche un programma per calcolare il pempo impiegato a percorrerlo, lo mette in relazione con il tempo minimo che si può impiegare a percorrerlo rispettando i limiti di velocità, e addebita automaticamente all'autista eventuali multe per eccesso di velocità.

Vedi:
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2007-06-29_12964163.html


28 giugno 2007

Sulla prostituzione.

La DIA di Firenze ha arrestato 8 persone che, combinando matrimoni di comodo con italiani compiacenti, facevano entrare in Italia ragazze albanesi clandestine che venivano poi obbligate a prostituirsi. Una notizia che porta per l'ennesima volta all'attenzione del grande pubblico il problema delle ragazze extracomunitarie rapite e costrette a vendere il loro corpo in Italia.

Un problema irrisolvibile? Non credo. Penso che si tratti di un problema tutto sommato facile da risolvere, ammesso che si riesca a superare il moralismo imperante fra i politici che governano l'Italia.

La vera domanda, infatti, è se la prostituzione può essere o meno considerata una professione rispettabile come ogni altro lavoro. Insomma, le prostitute sono necessarie?

In generale, credo di si. Troppa gente, infatti, non riuscendo a trovare una donna con la quale condividere la propria vita e intrattenere rapporti sessuali, non può dare sfogo all'istinto sessuale (che, al contrario di quanto sembrano credere i preti, è fondamentale ed estremamente naturale). In quest'ottica le prostitute, se lavorassero per loro scelta, e non costrette dalla mafia con la violenza, svolgerebbero una professione socialmente utile: permetterebbero a un sacco di gente di mantenere un proprio equilibrio mentale, riducendo il numero delle persone che, per farsi una scopata, ricorrono allo stupro.

Dunque, per tornare a noi, vogliamo davvero ridurre lo sfruttamento delle ragazze extracomunitarie? Bene, seguiamo l'esempio dell'Olanda e dell'Austria (paese, tra l'altro, cattolicissimo): legalizziamo la prostituzione sulla base di regole molto ben definite.

In questo modo quelle donne che decideranno di prostituirsi pagheranno le tasse e avranno diritto a pensione e assistenza sanitaria, i clienti saranno incoraggiati a rivolgersi alle prostitute che esercitano legalmente la loro professione e la persecuzione della prostituzione illegale sarà molto più semplice (e potrà essere davvero centrata sulla punizione feroce dei clienti).


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permalink | inviato da nuovapolitica il 28/6/2007 alle 12:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


28 giugno 2007

Aberrazioni di chi non distingue peccato e reato...

Negli Stati Uniti, in particolare nello stato della Georgia, 28 mesi fa un ragazzo di 17 anni, che sta scontando in pieno la pena, è stato condannato a 10 anni di carcere... per aver praticato sesso orale! L'assurdo reato, riconosciuto come tale anche altrove negli Stati Uniti, nasce dal presunto divieto posto dalla bibbia al sesso orale e al sesso anale.

Si tratta di un'importante lezione per tutti quelli che, in Italia, non vogliono riconoscere la distinzione fra peccato e reato: un'idea estremamente pericolosa, che può portare ad aberrazioni come quella appena citata.

Vedi:
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_155638572.html


26 giugno 2007

Importante: interrogazione parlamentare su una grave discriminazione!

Riporto di seguito il testo completo di un'interrogazione parlamentare relativa ad una gravissima discriminazione subita dall'UAAR, Unione degli Ateri e degli Agnostici Razionalisti. Se la questione di cui si parla non dovesse risolversi in tempi ragionevoli con una semplice applicazione delle leggi vigenti, ovvero concedendo all'UAAR lo status di APS (Associazione di Promozione Sociale) senza ulteriori infugi o ritardi, si prefigurerebbe una gravissima violazione principi di laicità dello Stato e di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, indegna di uno stato membro dell'Unione Europea.

Per maggiori informazioni:
http://www.uaar.it/news/2007/06/26/interrogazione-parlamentare-uaar/


Al Ministro della solidarietà sociale.

- Per sapere - premesso che:

il 16 marzo 2007 l’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) ha presentato richiesta di iscrizione al Registro Nazionale delle associazioni di promozione sociale ai sensi della legge 7 dicembre 2000 n. 383;

con nota datata 24 maggio 2007, prot. 22/II/0004563, la Direzione Generale per il volontariato, l’associazionismo e le formazioni sociali - Divisione II - associazionismo, ha informato l’UAAR della sua decisione di chiedere «il parere preventivo dell’Osservatorio nazionale dell’associazionismo», poiché l’UAAR, nel rispondere alla nota di codesta Direzione Generale datata 27 aprile 2007, prot. 22/II/0003827, «ha indicato, in quasi la totalità dei casi sedi operanti per una sola volta la settimana (20 sedi/24), con orari di apertura di 1 ora-1 ora e mezza al giorno in ben nove casi su venti, per 2-3 ore nei casi rimanenti»;

secondo il parere di uno studio legale interpellato dall’UAAR si evince che, non solo la richiesta del parere dell’Osservatorio, ma l’intero iter decisionale posto in essere da codesta Direzione Generale non è conforme a legge;

il requisito di un orario di apertura delle sedi, infatti, non è richiesto né dalla legge n. 383/2000 né dal regolamento n. 471/2000 e nemmeno è stato mai enunciato da codesta Direzione Generale nel carteggio intercorso tra essa e l’UAAR; quest’ultima, se ciò fosse avvenuto, avrebbe adeguato conseguentemente gli orari di apertura, ed è disposta a farlo se codesta Direzione Generale vorrà precisare quali disposizioni legislative o regolamentari subordinano l’iscrizione al Registro nazionale delle associazioni di promozione sociale ad orari minimi di apertura al pubblico delle sedi periferiche delle associazioni stesse;

come noto, la legge richiede, invece, come requisito per associazioni di promozione sociale a carattere nazionale, lo svolgimento di «attività in almeno cinque regioni ed in almeno venti province del territorio nazionale», (decreto ministeriale n. 471 del 2001 - Articolo 7, comma 2 della legge n. 383 del 2000 e dall’articolo 2, comma 1, lettera b), mentre il regolamento ministeriale parla di «presenza»;

l’UAAR, è attiva in 17 regioni e 46 province (in 29 con circoli provinciali e in 17 con referenti), soddisfacendo pertanto i requisiti previsti dal decreto ministeriale n. 471 del 2001; sono, inoltre, operativi sei coordinatori regionali e ventiquattro uffici territoriali dell’associazione; inoltre, l’UAAR ha organizzato i Darwin Day nei 2007 in 24 province e 10 regioni (oltre a quelli organizzati nei quattro anni precedenti come può rilevarsi dal sito www.uaar.it/uaar.darwin_day), ed organizza molte altre intense attività su cui proprio in questi giorni informa il Venerdì di Repubblica;

la richiesta, da parte di codesta Direzione Generale, del parere dell’Osservatorio è, inoltre, di dubbia legittimità in quanto incompatibile con la funzione specifica di tale organo, che è quella di emettere un parere vincolante in sede di impugnazione in via amministrativa della eventuale reiezione della domanda di iscrizione nel Registro;

la nota porrebbe in essere anche una illegittima e arbitraria estensione della durata del processo decisionale stabilita per legge: estensione neanche quantificabile nel tempo, in quanto la nota si limita a «preventivare» una riunione dell’Osservatorio durante il mese di luglio, senza indicare una data precisa e senza fornire garanzia alcuna circa l’effettivo svolgimento in tempi rapidi della riunione, e si usa il condizionale perché in realtà l’ultimo capoverso della nota del 24 maggio 2007 è sicuramente improduttivo dell’effetto sospensivo; la sospensione del termine per concludere il procedimento, infatti, è prevista dall’articolo 20 della legge n. 241 del 1990 solo nell’ipotesi che sia necessario acquisire valutazioni richieste da leggi o regolamenti (e nel caso l’acquisizione del parere dell’Osservatorio non solo non è richiesto da alcuna norma ma è, per quanto detto sopra, addirittura vietata) oppure per esigenze istruttorie che qui sicuramente non sussistono, tanto è vero che all’Osservatorio si chiederebbe null’altro che l’interpretazione della legge;

poiché, dunque, il termine per concludere il procedimento non è stato validamente sospeso si è formato, secondo i sottoscrittori del presente atto, il silenzio-assenso sulla domanda dell’UAAR di iscrizione nel Registro nazionale delle associazioni di promozione sociale, il termine, infatti, ha iniziato a decorrere il 16 marzo 2007 ed è rimasto sospeso soltanto dal 27 aprile all’11 maggio -:

se sia in esecuzione di direttive del Governo, che la Direzione generale per il volontariato stia ritardando l’accoglimento della domanda di iscrizione nel Registro nazionale delle associazioni di promozione sociale presentata dall’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (UAAR) pretendendo un requisito (un certo orario di apertura delle sedi locali) non previsto né dalla legge n. 383 del 2000 né dal regolamento n. 471 del 2000, e chiedendo all’Osservatorio nazionale dell’associazionismo un parere che l’Osservatorio non può legittimamente esprimere avendo come suo compito specifico quello di fornire un parere vincolante sull’impugnazione in via amministrativa della eventuale reiezione della domanda di iscrizione;

se il Ministro intenda garantire anche con riferimento alle iscrizioni nel predetto Registro i principi di laicità dello Stato e di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

Vedi:
http://www.uaar.it/news/2007/06/26/interrogazione-parlamentare-uaar/


26 giugno 2007

Ora di religione: la partecipazione è in calo.

Cala lentamente, ma ininterrottamente, la frequenza all’ora di religione cattolica nelle scuole pubbliche. Secondo uno studio commissionato dalla CEI, dal 92,7% dell’anno accademico 2003-2004 si è passati al 91,8% del 2004-2005, al 91,6% del 2005-2006 e al 91,2% del 2006-2007. La percentuale è del 94.6% alle elementari, del 92,9% alle medie e dell'84,6% nelle scuole secondarie di secondo grado (quando sono gli studenti a scegliere).

Il numero totale di studenti che non fanno religione si attesta sulle 675.000 unità: un piccolo esercito che non potrà essere ignorato per sempre dal governo. Insomma, il futuro dell'Italia è sempre meno cattolico e sempre più laico.

Adattato da:
http://www.uaar.it/news/2007/06/25/cala-lentamente-frequenza-ora-religione/


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permalink | inviato da nuovapolitica il 26/6/2007 alle 19:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 giugno 2007

La Moratti è in buona compagnia.

Per restare in tema di omofobia, il sindaco di Milano Letizia Moratti ha redarguito il suo vice per via di un'affermazione agghiacciante: «mai più patrocini del Comune a iniziative gay».

Premesso che la Moratti e la sua giunta (lega esclusa) hanno fatto bene a condannare una simile porcheria, temo che presto, per dirla con Pinocchio, cominceranno ad allungarsi i loro nasi. Infatti le affermazioni di De Corato, intollerabili in uno stato europeo moderno, sembrano perfettamente coerenti con le azioni intraprese nella pratica dal Comune di Milano, che ha rifiutato qualsiasi patrocinio ad iniziative che riportavano anche solo l'aggettivo "gay".

Speriamo che queste scheggie di medio evo portino un po' di giudizio fra i milanesi, alle prossime (purtroppo molto lontane) elezioni amministrative.

Vedi:
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74434


25 giugno 2007

Vergognosa manifestazione omofoba di Azione Giovani.

A Trieste un gruppo di militanti di azione giovani ha protestato contro una rappresentazione dell'<<Elena>> di Euripide perché la protagonista veniva impersonata dalla trans Vladimir Luxuria, deputato di Rifondazione Comunista. Lo slogan, chiaramente pretestuoso, faceva riferimento al fatto che Luxuria percepisce già uno stipendio da parlamentare, non sarebbe dunque giusto pagarla con soldi pubblici anche per fare l'attrice.
Un'accusa evidentemente assurda: da quando in qua, infatti, lo status di parlamentare costituisce un impedimento allo svolgimento di un secondo lavoro che, oltre a richiedere un'impegno limitato, non prefigura alcun conflitto di interessi?

Vale la pena di citare per intero la dichiarazione di Luxuria, che ci sentiamo di condividere appieno:
«Sono allarmata e preoccupata per l'autorizzazione che la Questura di Trieste ha dato a una manifestazione di protesta contro la realizzazione dello spettacolo. Autorizzare una manifestazione di chiaro stampo fascista per impedire le prove, lo spettacolo e per terrorizzare il pubblico è un segno preoccupante di omofobia sempre più presente nel nostro Paese»

Vedi:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/06_Giugno/24/luxuria_contestata_trieste.shtml


25 giugno 2007

L'ennesimo tappullo che non risolve il problema delle pensioni.

Il governo ha annunciato che ci sono i fondi per ammorbidire il famigerato scalone, spalmandolo nel tempo e sfruttando le minori spese previdenziali per aumentare le pensioni. Nel frattempo le varie anime della maggioranza continuano a litigare, ciascuna con l'idea di dare un contentino ai suoi elettori ignorando completamente quelli degli altri.

Riassumendo: il solito casino.

Peraltro il vero problema, che nessuno sembra voler risolvere, resta quello dell'età che forse ci permetterà, prima o poi, di ricevere una pensione. E non si tratta di un problema da poco, perché dopo una certa età la capacità di svolgere qualsiasi compito diminuisce e il rischio di malattie, infarti, eccetera aumenta.

Chi, infatti, vorrebbe che suo figlio si trovasse davanti insegnanti sessantenni ormai fuori di cervello (e "aggiornati" a trent'anni prima), o che un collega del nipote che lavora in acciaieria non fosse in grado nemmeno di prendere in mano un attrezzo?

L'ho già detto e lo ripeto: i problemi legati ai costi della previdenza, in questo paese, non si possono risolvere alzando all'infinito l'età pensionabile e trasformando il tfr in pensione integrativa per non aumentare quella pagata dallo stato. Semmai facendo emergere il lavoro nero, diffusissimo, in modo che tutti paghino i loro contributi permettendo al sistema previdenziale di funzionare.

Vedi:
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_156528424.html
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/06_Giugno/25/pensioni_governo_sindacati.shtml


25 giugno 2007

La chiesa cattolica deve pagare l'ICI. Parola di UE.

Oltre il 90% degli istituti ecclesiastici non paga l'ICI e riceve molti altri benefici fiscali. Solo l'ICI non pagato supererebbe i 400 milioni di euro, senza tenere conto degli arretrati. L'Italia, concedendole questo privilegio, viola le norme comunitarie sulla concorrenza.

Questa, in sostanza, è la giusta motivazione che ha spinto l'Unione Europea ad aprire una procedura d'infrazione contro l'Italia e a chiedere al governo Prodi una lista di tutte le inique agevolazioni offerte dalla Repubblica Italiana alla Chiesa Cattolica.

Ora dobbiamo sperare che l'UE riesca in ciò che il semplice buonsenso non è riuscito a fare.

Vedi in particolare il bell'articolo di Curzio Maltese citato su:
http://ilmondodigalamay.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1535111

Vedi:
http://www.agenziagrt.it/www/notizia.asp?id=70244
http://www.expobg.it/modules/news/article.php?storyid=6566

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